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4/1/2008 siamo tutti youtubizzatiAnche tu sei su You Tubedi Alessandro Gilioli Volenti o nolenti. Per sbaglio o per gossip. Siamo tutti potenziali attori del sito di video più famoso del mondo. Con rischi enormi per la nostra reputazione
Sì, perché quello che sta succedendo in questi ultimi due anni è un fenomeno che riguarda tutti - specie i più giovani, ma non solo - e che si potrebbe chiamare 'youtubizzazione dell'esistenza'. Vale a dire: per scelta o per sbaglio, per imprudenza o per gossip, sono sempre di più le persone che si ritrovano una testimonianza della propria vita su siti Internet come YouTube, ma anche MySpace, Facebook, Flickr o altri. Questa traccia finita sulla Rete può sembrare innocua fino al momento in cui per qualche ragione qualcuno si interessa di noi. Da quel momento, saremo giudicati per quel video, quella foto, quel blog. Quando poi i 'mainstream media' - giornali e tivù - s'impossesseranno di quel documento, qualsiasi altra cosa abbiamo fatto nella nostra vita non conterà più niente. Siamo segnati, siamo youtubizzati per sempre. Prendete il delitto di Perugia, ad esempio: Meredith Kercher, la ragazza uccisa, aveva un profilo su Facebook, da cui hanno attinto a piene mani giornali e tivù per pubblicare le sue foto. Il fatto che in quelle immagini la ragazza apparisse travestita in stile macabro per Halloween ne ha definito la sua immagine nella nostra memoria. Ma anche uno dei sospettati, Raffaele Sollecito, aveva un blog, e - malauguratamente - vi aveva caricato alcune sue foto con (scherzosi) atteggiamenti da assassino che sono finite subito sui quotidiani e non hanno certamente giovato alla sua difesa. Per non parlare di un altro degli accusati, Rudy Hermann Guede, che tempo prima del delitto aveva caricato su YouTube un video un po' etilico in cui vaneggiava di essere Dracula, e di qui a una sentenza mediatica di condanna il passo non è così lungo. In secondo luogo il Web è frequentato anche - se non soprattutto - da imprudenti minorenni che mettono on line immagini trasgressive di se stessi, infischiandosene delle conseguenze: com'è noto, gli adolescenti vivono nel presente. Poi magari tra vent'anni si presenteranno alle elezioni e la Rete sarà lì pronta a testimoniarne gli eccessi. Lo stesso vale per un blog, e il post completamente idiota scritto a 16 anni potrà essere rinfacciato quando se ne avranno dieci o venti in più. Insomma,è in gioco 'il futuro della reputazione', come l'ha definito lo studioso Daniel Solove (vedi riquadro in alto) ma di solito i ragazzi non lo sanno e i genitori a malapena hanno idea di che cosa sia un blog. La questione oggi è ancora sotto traccia, ma esploderà inevitabilmente quando la generazione teen di adesso si affaccerà ai posti di responsabilità e di potere. Infine, si pone un problema - finora ignorato - sui diritti d'uso di quelle immagini, anche post mortem. Poniamo che avvenga un incidente aereo: una volta i cronisti sguinzagliati all'uopo dovevano implorare le foto delle vittime ai parenti, adesso basta che clicchino un paio di social network e trovano tutto, compresi momenti di vita del tutto privati. Ma è lecito che quelle immagini messe on line per gioco o per gli amici vengano usate, alla fin fine, con scopi commerciali? "Siamo cresciuti pensando alla Rete come a una bacheca nell'atrio di un grande luogo: è forse ora di iniziare a convincersi che si tratta invece di una parte accessibile della nostra privatissima casa", ha commentato Massimo Mantellini, uno dei più noti blogger italiani. E nella cosiddetta blogosfera è stata lanciata la proposta neppure troppo faceta di affidarsi a un 'testamento webbiologico', una serie di indicazioni da lasciare per regolamentare l'uso pubblico (ed economico) di quel che si è messo on line mentre si era in vita. Ancora: a Livorno i marinai del traghetto Aethalia, gruppo Toremar, hanno rischiato di essere spediti a casa perché su YouTube è finito il goliardico video girato di notte da un gruppo di ragazzi di cui uno saliva di nascosto sulla nave, ne raggiungeva la vetta e si proclamava padrone dell'imbarcazione. A Padova un ragazzino di 16 anni ha scioccamente messo in Rete le vessazioni che imponeva a un topo e tempo due giorni è stato scoperto ed esposto al pubblico ludibrio (con tanto di corteo sotto casa) dalle associazioni animaliste locali. E così via: migliaia e migliaia di immagini, di situazioni e di momenti eternati nella Rete che possono cambiare la nostra reputazione a lungo. Poi, naturalmente, insorge la questione a latere sulla veridicità non sempre certificata dei video che appaiono in Rete. Prendiamo il pruriginoso caso della hostess che fa lo spogliarello nella cabina di pilotaggio di un aereo di linea, uno dei video più visti e pubblicizzati un paio di mesi fa. Prima il clip è stato lanciato su Internet (e ripreso dai giornali) senza che nessuno ne mettesse in dubbio l'autenticità. Poi un sito ne ha rivendicato la paternità dicendo che si trattava di un falso montato con spezzoni di un vecchio dvd softcore, sicché tutti i mass media hanno ritrattato; quindi lo stesso sito ha rivelato che l'assunzione di paternità era a sua volta falsa e finalizzata solo a vedere se i giornali ci cascavano ancora. Insomma,un incrocio pirandelliano di verità e bugie, in cui alla fine nessuno sa più dire con certezza se il video in questione era una bufala o meno. In ogni caso, un'utile lezione sulla complessità massmediologica nell'era del Web 2.0. Anche perché, naturalmente, i video on line non rappresentano solo un pericolo esistenziale o una costante violazione della privacy. Al contrario, nella maggioranza dei casi sono uno strumento di libera informazione fuori dai media istituzionali (si pensi solo alle immagini arrivate dal Tibet o dalla Birmania) se non addirittura di provocazione politica (come nel caso della femminista saudita Wajiha Huwaidar, che ha pubblicato su YouTube il clip che la mostrava al volante di un'auto in un paese dove le donne non potevano guidare). Semplicemente, i siti di video e foto sono entrati a far parte a pieno titolo della vita di tutti, sotto dittatura o in democrazia, per sfidare i regimi o per sbertucciarci in pubblico, con effetti di crescita civile o di gogna mediatica. Non c'è garante che tenga, siamo tutti youtubizzati. E averne piena coscienza è indispensabile per affrontare, comunque vada, questo XXI secolo. http://gilioli.blogautore.espresso.repubblica.it/ (01 aprile 2008) |
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